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🕷️ Ragnetti rossi e acari in agguato: come riconoscerli prima che colpiscano le tue colture

Acari fitofagi e ragnetti rossi, cosa sono?

Gli acari sono aracnidi di piccole dimensioni e comprendono oltre 50.000 specie caratterizzate da comportamenti molto diversi: alcune risultano dannose per l’uomo, direttamente o indirettamente, altre sono indifferenti e altre ancora sono considerate utili

A partire dal secondo dopoguerra, a causa di pratiche agronomiche non ecosostenibili e dell’utilizzo intensivo di insetticidi in agricoltura, gli equilibri degli agroecosistemi sono stati profondamente alterati. Questo ha favorito una forte proliferazione delle popolazioni di acari fitofagi, che ancora oggi rappresentano un problema per numerose colture.

Tornatura ha implementato il monitoraggio degli acari tetranichidi, comunemente conosciuti come “ragnetti” per la capacità di alcune specie di produrre abbondanti ragnatele costituite da sottili fili sericei

I tetranichidi sono esclusivamente fitofagi e si nutrono del contenuto delle cellule del mesofillo fogliare. Grazie al loro apparato boccale pungente-succhiante perforano l’epidermide della pianta e aspirano il contenuto delle cellule vegetali. L’attività trofica provoca caratteristiche decolorazioni dei tessuti, che rappresentano uno dei sintomi tipici dell’infestazione.

Il guscio o corion delle uova è costituito da più strati, che garantiscono una notevole protezione. Mentre le uova invernali risultano impermeabili già al momento della deposizione, quelle delle generazioni estive necessitano di circa sei ore dalla deposizione affinché l’embrione produca la cera necessaria alla formazione dello strato più interno. Questo rivestimento conferisce una notevole resistenza alla penetrazione di numerosi prodotti chimici.

In assenza di fecondazione, le femmine delle specie appartenenti ai generi Tetranychus e Panonychus possono generare per partenogenesi esclusivamente individui maschi (partenogenesi arrenotoca). In seguito alla fecondazione, invece, vengono prodotte femmine.

Dall’uovo nasce una larva esapode che, attraverso due stadi ninfali intervallati da periodi di quiescenza durante i quali l’acaro rimane immobile fino al completamento della muta, si trasforma nell’individuo adulto.

Entrambe le specie sono caratterizzate da dimensioni molto ridotte, comprese indicativamente tra 0,3 e 0,4 mm

Tetranychus urticae, il ragnetto rosso bimaculato

Tetranychus urticae è un acaro fitofago estremamente polifago, in grado di attaccare numerose specie vegetali di interesse agrario e vivaistico.

Le femmine di questa specie svernano in luoghi riparati, tipicamente sotto la corteccia delle piante, nelle fessure dei pali di sostegno o tra le foglie cadute al suolo. Con l’arrivo della primavera, generalmente a partire da marzo, le femmine svernanti abbandonano i propri rifugi e riprendono l’attività trofica sulle piante ospiti. Dopo pochi giorni, iniziano a deporre le uova, dalle quali nascono larve di colore ialino-giallastro che, con il progredire dello sviluppo, assumono una colorazione sempre più rossastra. Gli adulti, sia maschi sia femmine, presentano due caratteristiche macchie scure ai lati del corpo

La temperatura esercita una forte influenza sul ciclo biologico della specie. L’intervallo termico ottimale per lo sviluppo è compreso tra 30 e 32 °C, condizioni nelle quali una generazione può completarsi in soli 8-12 giorni. Tuttavia, l’acaro è in grado di svilupparsi in un ampio intervallo di temperature, compreso tra 12 e 40 °C.

Grazie a questa elevata adattabilità, nelle regioni dell’Italia settentrionale T. urticae può compiere da 7 a 10 generazioni all’anno in pieno campo, mentre in ambienti protetti a clima controllato, come le serre, può arrivare fino a 30 generazioni annue.

I sintomi dell’infestazione si manifestano con decolorazioni puntiformi e ingiallimenti delle foglie, che nei casi più gravi possono disseccare e cadere prematuramente. Anche i frutti possono subire danni, presentando deformazioni e caratteristiche aree suberificate di colore ruggine. Un ulteriore segno distintivo della presenza dell’acaro è rappresentato dalla produzione di sottili fili sericei che possono ricoprire foglie, germogli e frutti.

Panonychus citri, il ragnetto rosso degli agrumi

Anche Panonychus citri è un acaro fitofago di interesse agrario. Segnalato per la prima volta in Italia nel 1973, nella provincia di Latina, si è successivamente diffuso in gran parte della penisola. Si tratta di una specie polifaga che manifesta una particolare preferenza per le piante del genere Citrus, come limone, arancio e mandarino. Tuttavia, è stata riscontrata anche su altre specie arboree, tra cui pero, mandorlo e noce, nonché su diverse piante ornamentali.

Le uova, di colore rosso intenso, sono caratterizzate dalla presenza di un sottile peduncolo che ne consente l’ancoraggio ai diversi organi vegetali. Il periodo di incubazione può variare sensibilmente in funzione della temperatura e può durare da circa 8 a 30 giorni prima della schiusa.

In tutti gli stadi di sviluppo P. citri presenta una colorazione rossastra, particolarmente intensa nelle larve. Negli adulti, invece, il colore tende a diventare più scuro nelle femmine e più chiaro nei maschi.

P. citri rimane sulla pianta durante tutto l’anno, completando mediamente 12-15 generazioni. I picchi di attività si registrano in primavera e in autunno, quando si verificano le condizioni più favorevoli al suo sviluppo. La temperatura ottimale per il completamento del ciclo biologico è infatti intorno ai 24 °C, mentre l’attività trofica rallenta sia durante i mesi invernali sia nei periodi estivi più caldi. In condizioni favorevoli, una generazione può completarsi in circa 15-20 giorni.

I sintomi dell’infestazione sono simili a quelli provocati da altri tetranichidi e consistono principalmente in decolorazioni dei tessuti vegetali. Sulle foglie si osservano aree clorotiche che, in caso di forti infestazioni, possono evolvere fino a causare una significativa defogliazione. I frutti, che possono essere attaccati in tutti gli stadi fenologici, provocando cascola se l’infestazione è precoce o decolorazione, con i frutti che assumono un aspetto bronzeo se l’infestazione è tardiva.

Diffusione degli acari e cosa possiamo fare?

Come accennato in precedenza, fattori ambientali quali temperatura, umidità e vento possono influenzare in modo significativo la dinamica delle popolazioni di acari.

Temperature comprese tra 15 e 30 °C favoriscono lo sviluppo di queste specie. Al contrario, bruschi abbassamenti termici, come le gelate tardive primaverili, oppure temperature eccessivamente elevate, che possono verificarsi durante il periodo estivo nelle aree più calde, possono causare elevati tassi di mortalità, soprattutto negli stadi giovanili.

Anche l’umidità relativa svolge un ruolo importante. Valori particolarmente elevati possono infatti limitare lo sviluppo delle popolazioni di questi acari. Studi condotti in condizioni controllate hanno dimostrato che il mantenimento di basse temperature associate a un’elevata umidità relativa può contribuire a contenere le popolazioni di T. urticae.

Il vento, invece, favorisce la dispersione degli individui e rappresenta uno dei principali mezzi di diffusione di questi fitofagi. È stato osservato che, in condizioni di ridotta disponibilità di risorse alimentari, le specie appartenenti al genere Tetranychus tendono ad aggregarsi sulle parti apicali della pianta, aumentando così la probabilità di essere trasportate dalle correnti d’aria. Le specie del genere Panonychus, invece, possono disperdersi producendo sottili fili sericei che consentono loro di lasciarsi trasportare dal vento. In entrambi i casi, questo meccanismo favorisce la colonizzazione di nuove piante ospiti e contribuisce alla rapida diffusione delle infestazioni

Le pratiche agronomiche possono influenzare in modo significativo la dinamica delle popolazioni di acari. La monosuccessione, così come l’impiego di cultivar e portainnesti particolarmente suscettibili, può favorire un aumento delle infestazioni. Anche l’eccessiva fertilizzazione può aumentare il rischio di attacchi da parte di questi fitofagi. In particolare, è stata osservata una forte correlazione tra il contenuto di azoto nei tessuti vegetali e l’abbondanza delle popolazioni di acari. Elevata disponibilità di questo elemento favorisce infatti lo sviluppo, la sopravvivenza e la fecondità di diverse specie, aumentando il rischio di infestazione. Al contrario, i fertilizzanti a base di potassio possono contribuire a contenere la crescita delle popolazioni e favorire la regressione delle infestazioni.

La difesa nei confronti di questi acari richiede un’attenta gestione degli interventi acaricidi. A causa della rapidità del loro ciclo biologico e dell’elevato numero di generazioni che possono susseguirsi nel corso dell’anno, sono in grado di sviluppare facilmente popolazioni resistenti agli acaricidi utilizzati, pertanto è opportuno limitare i trattamenti e alternare differenti principi attivi, anche in funzione dello stato fenologico della coltura e delle condizioni climatiche stagionali.

Va ricordato inoltre che anche l’utilizzo sconsiderato di insetticidi a largo spettro ha provocato in diverse occasioni fenomeni di acaroinsorgenza per via dell’eliminazione dei nemici naturali di tali specie.

I mezzi fisici di controllo degli acari hanno un impiego limitato, come ad esempio, l’immersione del materiale infestato in acqua calda per eliminare i parassiti. Maggiore interesse riveste invece la lotta biologica.

L’utilizzo di predatori naturali degli acari fitofagi, tra cui coleotteri e altre specie di acari. L’efficacia di un predatore nel controllo delle popolazioni di acari dipende da diversi fattori, tra cui la capacità di consumare un elevato numero di prede anche a basse densità di popolazione, un alto potenziale riproduttivo, la possibilità di completare il proprio sviluppo in tempi inferiori rispetto a quelli della preda e la tolleranza ai fitofarmaci e alle condizioni climatiche avverse.

Per questi motivi, nel contenimento dei tetranichidi vengono frequentemente impiegati acari appartenenti alla famiglia dei Phytoseiidae (detti acari fitoseidi). Questi predatori presentano un buon potenziale riproduttivo e un ciclo biologico in parte sovrapponibile a quello delle loro prede, caratteristiche che ne favoriscono l’impiego a scopo preventivo, nonostante il numero di prede consumate sia relativamente contenuto. Gli insetti predatori, invece, pur essendo generalmente caratterizzati da cicli di sviluppo più lunghi, possiedono una maggiore voracità e possono quindi risultare particolarmente utili per ridurre rapidamente le popolazioni di acari quando queste raggiungono livelli elevati.

La presenza di filari inerbiti favorisce il mantenimento delle popolazioni di fitoseidi e di insetti utili. In particolare, la presenza di un'interfila costituita da diverse specie vegetali, soprattutto con fioritura prolungata dalla primavera all'autunno, influenza positivamente la presenza dei fitoseidi e contribuisce al controllo degli acari fitofagi in campo.

I fitoseidi sono ampiamente impiegati anche nella lotta biologica contro gli acari fitofagi in ambienti protetti, come le serre. In caso di infestazioni di elevata entità si ricorre alla lotta inondativa, che prevede il rilascio di un elevato numero di fitoseidi per ottenere un rapido abbattimento della popolazione dei fitofagi. Tuttavia, questa strategia comporta costi elevati. Per questo motivo, a scopo preventivo oppure in presenza di focolai individuati durante il monitoraggio, è consigliabile effettuare rilasci di un numero più contenuto di individui, in modo da favorirne l'insediamento e la permanenza per l'intero ciclo colturale.

È inoltre importante considerare che un’elevata presenza di polveri inerti, dovuta alle lavorazioni agricole o alla vicinanza delle colture a strade e aree soggette a traffico, può ridurre l’efficacia dei predatori ostacolandone l’attività. Al contrario, tali condizioni possono favorire lo sviluppo dei tetranichidi, che sfruttano le particelle di polvere come supporto per l’ancoraggio delle loro tele sericee, facilitando così l’insediamento e la diffusione delle infestazioni.

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Bibliogfafia:

Laffi, Franco. "Acari di interesse agrario." (1981): 23-86

Rota, Pierantonio. "Osservazioni sugli Acari Tetranichidi dannosi alle piante coltivate ed ornamentali in Italia." Bollettino di zoologia agraria e bachicoltura 4 (2024): 31-136.

Ciampolini, Mario, and Pierantonio Rota. "Presenza in Italia di Panonychus citri (McGregor)(Acarina, Tetranychidae)." Bollettino di zoologia agraria e bachicoltura 11 (2024): 195-205.

Pubblicato il 27.10.2026

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